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La grandezza dei piccoli Nella spiritualità di san Giuseppe da Copertino possiamo notare i tratti di un autentico francescano. Il mistero dell'Incarnazione L'Incarnazione del Verbo di Dio nel grembo purissimo di Maria, mediante la quale diventa "nostro fratello" è una realtà molto presente nella sua esperienza di preghiera. Dietro al Crocifìsso Il ricordo della Passione aveva sempre "negli occhi, nella mente e nel cuore" tanto da condividere con Cristo la sofferenza di una vita incompresa e ostacolata. Le lacrime scendevano copiose al pensiero dell'Uomo Crocifisso,soprattutto per il fatto che - come racconta aver udito in un'estasi - il peccato fu il chiodo infisso col martello dell'ingratitudine nelle membra di Cristo. Innamorato dell'Eucaristia L'Eucaristia, soprattutto, costituisce un aspetto centrale della sua vita spirituale. Egli, come il Serafico Padre, contempla T'umiliarsi ogni giorno del Figlio di Dio nelle mani del sacerdote". Ogni gioia, ogni soddisfazione, ogni pienezza, ogni desiderio, Padre Giuseppe li ritrova vicino all'altare e davanti a questo grande mistero si sollevava in alto, cadeva con la faccia a terra, ballava, piangeva, gridava. Egli mostrava all'esterno con queste sue ascensioni ciò che l'Eucaristia opera nell'intimo di ogni anima. Devoto alla Santa Vergine Fin da ragazzo, poi, la Vergine Maria si affaccia nella vita di Giuseppe e sarà una costante nel corso della sua vita, tanto che egli non riusciva a stare un'ora senza vedere quella Beata Vergine" e cadeva faccia a terra davanti al quadro che aveva in cella. Le strofe amorose da lui composte per onorare la Madre del Signore, sono una evidente testimonianza di come la presenza materna di Maria accompagnasse la vita quotidiana di questo autentico francescano che vive tra le braccia amorose della Mamma. Conforme a Cristo Il Bambinello povero di Betlemme, il Cristo Crocifisso, l'Eucaristia, sono le strade maestre su cui Giuseppe muove i suoi passi e che diventano, di conseguenza, gli strumenti attraverso i quali egli fa un lavoro di cesello nella sua vita. Egli stesso ebbe a dire: occorrono molte martellate per imprimere figure nelle monete: ai suoi cari Gesù Cristo dona la sua impronta per via di martellate di travagli e tribolazioni. Possiamo dire, allora, che la vita spirituale per Giuseppe fu un impegno concreto a lasciarsi configurare a Cristo, lasciando tutto, per incarnare nella sua esistenza la beatitudine evangelica della povertà, quella vera, che consiste nello "svuotare" tutto se stesso per farsi riempire da Dio, unico e sommo bene, vivendo non tanto nelle coordinate di una spiritualità speculativa, quanto nell'agire quotidiano ordinario come autentica espressione della bella volontà di Dio. Pellegrino e forestiero Vero figlio di S. Francesco, Giuseppe visse da "pellegrino e forestiero" in questo mondo con gli occhi della mente e del cuore fissi alla Patria del cielo. Il suo essere "viatore" si incarna nella quotidianità della vita sia nel pellegrinaggio interiore che, attraverso la preghiera e la penitenza, lo conduce sulla strada della perfezione, sia nel continuo concreto esilio a lui imposto dal Santo Uffizio, per via di quei suoi doni eccezionali. Giuseppe, uomo autenticamente libero, accetta che la sua esistenza sia guidata dal soffio potente dello Spirito di cui ritiene che i Superiori siano strumento e, pertanto, obbedendo con docilità, si lascia "trasportare" di luogo in luogo, quasi come una vela gonfia che fa "prendere il largo" alla sua fragile imbarcazione. Unica preoccupazione, quando veniva trasferito da un convento ad un altro, era sapere se là dove era diretto c'era lo Pecoriello: "Ci sarà Dio dove mi portate?"- domandava - "Allora andiamo allegramente! Il Crocifisso ci aiuterà!". E partiva senza indugio spinto dal vento dello Spirito, che manifestava la Sua presenza in Lui perché, dove giungeva, mai si notava un tratto di tristezza o di inquietudine, bensì una sensibile diffusione della pace e della gioia senza turbamento, che dal mite "prigioniero" del Santo Uffizio, si irradiava in coloro che gli erano vicini. Ricolmo di gioia Pur vivendo una vita travagliata e di notevole rigore ascetico, Giuseppe da Copertino non fu un uomo triste, severo, introverso, anzi, egli ha vissuto una dimensione gioiosa, affabile, cordiale, fraterna, tanto che le biografie raccontano le allegre ri-creazioni nelle sue stanze dove i confratelli si beavano delle sue estasi, della sua letizia, della sua gratitudine, della sua squisita delicatezza. Per ciascuno di loro egli aveva un'attenzione, una parola, un gesto, ispiratogli da Dio, e diventava, così, strumento di comunione fraterna. Di questa francescana letizia vissuta anche nelle prove, a noi restano le massime, e le canzoni che egli, gioiosamente, componeva e cantava a lode di Dio e per l'edificazione dei confratelli. Piccolo e semplice Giuseppe da Copertino, per la sua lineare semplicità, per la sua ordinaria straordinarietà, appartiene a quella categoria di persone che la Scrittura definisce i "poveri del Signore", i "piccoli", coloro che vivono ai margini della storia, coloro che non hanno voce, che sono oppressi, ma anche coloro che attendono solo dal Signore la salvezza, che vivono della sua attesa, della sua Parola. Sono i piccoli e i semplici ai quali è rivelata la vera Sapienza. Giuseppe, uomo puro di cuore, non ha la percezione della "sua santità"e si considera, al contrario, lontano da Dio e peccatore. E' l'uomo semplice che con le sue massime spiega le cose di Dio, è l'uomo saggio di quella sapienza che viene dallo Spirito Santo, quello Spirito, che lo istruisce interiormente. Non è certamente l'uomo gonfio del "sapere" che ama elevarsi sugli altri, ma, al contrario, mette a disposizione dei fratelli tutto ciò che impara da Dio, incarnando senza ostentazione e in spirito di carità la virtù di quella "santa semplicità" che, per San Francesco, è sorella della "regina sapienza". Seme fecondo nella Chiesa La testimonianza di S. Giuseppe da Copertino è un messaggio di fede evangelica che, nelle condizioni storiche del suo tempo, incarnò nel suo cuore e nelle vicissitudini della sua vita e che continua ad essere fecondo nella Chiesa. E' inoltre un forte richiamo ad una esistenza sempre più elevata e totalmente consacrata al Signore che si alimenta alla sorgente della Trinità, nel segno della fraternità, mediante il servizio della carità.
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